30 Novembre 2016   
Pensieri e parole scambiati con Francesca Tilio, quando ci siamo incontrate per parlare dello scatto dedicato alle ceramiche di Monia Vallesi.
Questo, che trovate fra i contenuti visivi dei percorsi di Artwalks:

Di come la creatività trova modi fortuiti e casuali per manifestarsi: un drappo bianco e un signore che torna a casa camminando sotto la pioggia. 

Era una giornata piovosa, estremamente piovosa, quando partii alla volta di Ascoli per realizzare i miei scatti con la ceramista Monia Vallesi. Lungo tutto il tragitto, mentre guardavo la pioggia cadere, ho sperato che l’ambiente del laboratorio ci desse la possibilità di lavorare all’interno, e invece, già dalla porta, ho capito che non sarebbe stato possibile: ogni nicchia, porzione di muro, vetrina erano occupati dalle ceramiche e dagli strumenti del suo lavoro. Abbiamo fatto quel che è naturale fare quando si aspetta che smetta di piovere: ci siamo messe a parlare, di cose che non avevano nulla a che vedere con ciò che stavamo facendo, ci siamo scambiate racconti sulla nostra vita personale, creando un momento molto intimo di condivisione. In quel periodo, Monia stava dipingendo dei pannelli per la Quintana di Ascoli Piceno, e il suo laboratorio era pieno di oggetti che non rientravano nella sua consueta attività di ceramista. C’erano delle stoffe, fra cui il lungo drappo bianco che ho utilizzato per avvolgerla, come la tunica di un personaggio del mondo antico: non sempre capita che le persone che ritraggo mi diano la possibilità di trasformarle in questo modo, ma lei mi ha lasciato libera di fare. In un momento in cui la pioggia sembrava essersi allentata, siamo uscite in fretta e – sempre in fretta – ho iniziato a scattare le fotografie davanti al muro bianco antistante al suo negozio: la strada non era molto trafficata, passavano solo macchine. E all’improvviso arriva questo signore – forse un vicino di negozio – che stava tornando a casa, con un cartone e un bastone: il cartone gli serviva a ripararsi, il bastone gli serviva a camminare. Era piuttosto riluttante all’idea di farsi fotografare. Monia, che lo conosce, è riuscita a convincerlo. (Chissà se lui ha mai visto questa foto?) 

Paletti e committenze 

I paletti sono per me la forma più stimolante di creatività, non riesco a lavorare altrettanto bene quando sono totalmente di libera di fare qualsiasi cosa: ben vengano le indicazioni, il mecenatismo e la committenza! Devo confessare che ci ho messo un po’ a entrare completamente nel progetto di Artwalks, mi è servito del tempo per fare domande e confrontarmi. Ad Ascoli Piceno, finalmente, ho capito a pieno le motivazioni di quel che stavo facendo.

Un’opera di relazione 

È molto piacevole sapere di stare realizzando qualcosa che qualcun altro condividerà, diffonderà, e userà a suo piacimento per intessere relazioni: non pretendo di creare qualcosa che venga solo osservata, senza che a nessuno sia data la possibilità di “usarla”. Forse dipende dal fatto che io vengo dalla pubblicità, e prima di essere una fotografa sono una grafica: tendo a immaginare ogni mio lavoro quasi come un manifesto, qualcosa che sia destinato a essere un veicolo di comunicazione.

 
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