Diario di viaggio del capo spedizione Sir JamesCrawley Fortescue

Esimi Artwalkers,
non possiamo condensare i viaggi di una vita straordinaria come quella di Walter Bonatti, in codeste poche righe che m’appresto a scrivere: ho scelto pertanto quattro tappe particolarmente significative del suo cammino sulla terra (e in cielo).

Prima tappa – luglio 1951: il Grand Capucin
Il Grand Capucin è un alto obelisco di granito rosso, sul massiccio del Monte Bianco, la sua forma ricorda quella di un gigantesco frate incappucciato (da qui il nome). Walter Bonatti tenta di scalare la parete est – la più alta – nel luglio del 1950, in compagnia di Camillo Barzaghi, ma i due devono desistere a causa delle orribili condizioni meteorologiche. Walter ci riprova tre settimane dopo, con Luciano Ghigo, che incontra per caso in un campeggio a fondovalle: un’altra tormenta, un altro fallimento.
Un anno dopo Walter e Luciano ci riprovano: è il 20 luglio quando iniziano l’ascensione. E stavolta arrivano in cima, due giorni dopo (indovinate un po’: il tempo non li ha graziati neanche stavolta, la tormenta li coglie infatti sulla via del ritorno). L’impresa segna l’inizio della fama per Bonatti, portando con sé anche un dolore raggelante: Agostina, la mamma di Walter, muore infatti nel corso dei festeggiamenti, per la troppa emozione.

Seconda Tappa- luglio 1954: il K2
La spedizione fu un successo: gli italiani, coordinati da Ardito Desio, furono i primi a raggiungere la seconda vetta più alta della terra – e la più impervia. Mentre Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sono in procinto di raggiungere l’ultimo campo prima della sommità, Walter viene incaricato di portare loro le bombole d’ossigeno. Non trova il bivacco – sosterrà per lunghi anni che i due l’abbiano spostato volontariamente – sente solo una voce – quella di Lino – che gli dice di lasciare le bombole e tornarsene indietro. Ma il campo 8 è troppo lontano, ed è evidente che i suoi compagni non lo vogliano assieme a loro al campo 9 (temevano forse che avrebbero dovuto spartirsi con lui la gloria della vetta?).
Walter passa la notte all’addiaccio – a 8000 metri di altezza-. E sopravvive. Come se non bastasse: per anni Compagnoni e Lacedelli sostengono di essere arrivati in cima senza potersi servire delle bombole, perché – a detta loro – Walter avrebbe consumato una buona parte delle scorte di ossigeno, prima di consegnarle.
La conquista del K2 poteva significare la consacrazione definitiva del giovane alpinista – all’epoca Bonatti aveva 24 anni! -. È divenuta la più grande delle amarezze.
La verità la scopriremo solo nel 2008: osservando una foto della vetta, sul volto di Lino Lacedelli appaiono i solchi inconfondibili lasciati dalla maschera di ossigeno. Il Club Alpino Italiano dà ragione a Walter, che da quel momento in poi, cinquantaquattro anni dopo, accetterà di parlare in pubblico della spedizione.

La spedizione del 1954 al completo, Walter Bonatti è il terzo da sinistra, nella fila in alto
Terza tappa, febbraio 1965: il Cervino. In solitaria. D’inverno.
Chissà Walter quanto ha pensato alla sua impresa d’addio all’alpinismo? Giorni, settimane, forse mesi. Di sicuro ne ha parlato poco: solo tre fidatissimi amici lo sanno, tutti gli altri credono che sia andato a fare un tranquillo giro con gli sci.
Invece Walter Bonatti è partito per scalare la più austera delle vette alpine: quel Cervino aguzzo lanciato contro il cielo, una montagna impegnativa anche d’estate. Che d’inverno assomiglia a una divinità arrabbiata.
Parte il 18 febbraio: non dorme mai, bivacca a trenta gradi sotto zero, con gli occhi aperti e la mente vigile, per non sprofondare nel sonno del congelamento. A un certo punto si rende conto che lo zaino è troppo pesante, allora lascia andare tutto: ossigeno e provviste, ma si tiene stretto Zizi, l’orsacchiotto che gli aveva regalato un bambino di Zermatt.
Nel frattempo a valle si è sparsa la voce: Bonatti è lassù, da solo, che tenta di arrivare in vetta al Cervino dalla parete nord. Le troupes in elicottero lo immortalano da lontano, mentre il mondo è in trepidante attesa.

Foto


Alle ore 15 del 22 febbraio, Walter abbraccia la croce in vetta al Cervino: “Allora mi si piegano le ginocchia e piango”.

Quinta tappa – 1981: Bonatti si perde. A Roma.
Dopo il Cervino, Walter ha abbandonato l’alpinismo estremo: dal 1965 al 1979 gira il mondo come reporter per Epoca

Nel 1980, nel corso di un’intervista, all’attrice Rossana Podestà viene chiesto chi sceglierebbe come compagno per un lungo viaggio. Lei risponde: “Walter Bonatti”.

Si vede che Walter ha letto quell’intervista: telefona a Rossana e le chiede un appuntamento. “Vediamoci a Roma, all’Aracoeli”, risponde lei.

E lo aspetta, per ore, ma lui non si vede. È stizzita e amareggiata, finché non gira l’angolo e lo trova a litigare con i vigili. Walter ha confuso l’Altare della Patria con l’Aracoeli, nella concitazione ha mollato la macchina nel parcheggio riservato alla Presidenza della Repubblica. “Vuoi far credere di essere un grande esploratore, e poi ti perdi a Roma!”
Ma finalmente Rossana l’ha trovato, e da quel momento in poi, non se lo perde più.

 
 
 
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